Oggi è il 1° maggio, un giorno che onora il lavoro e che inaugura il mese delle rose e delle peonie. Un mese che profuma di piena primavera. Una giornata di festa che tradizionalmente era dedicata ai picnic e alle gite fuori porta. In occasione di un ponte come quello odierno,  poteva scapparci anche un weekend al mare. Parole che sembrano descrivere un passato lontano… eppure sono “solo” 2 mesi che viviamo barricati in casa, limitati in modo straordinario, e prima d’ora inimmaginabile, nell’esercizio delle nostre libertà. T

Da breve sospensione a nuovo stile di vita

Questa sensazione di distanza con la nostra vita precedente può essere dovuta alla nuova abitudine che si è instaurata nelle nostre giornate. Se è vero che per cambiare una routine ci vogliono almeno 21 giorni, beh, noi li abbiamo già abbondantemente doppiati. Manca poco al terzo giro di boa.

Per “noi”, intendo tutti. In primis, intendo la categoria a cui appartengo, tutti quelli  che hanno dovuto e potuto rimanere a casa per mettere in atto le disposizioni inerenti al cosiddetto lockdown. Poi c’è anche chi ha dovuto continuare ad uscire e andare a lavorare, con grande paura, senso del sacrificio e del dovere. Tenendo conto dell’enorme differenza tra le due categorie, possiamo dire che anche per queste persone la vita è drasticamente cambiata. Le limitazioni delle loro libertà extra-lavorative sono state identiche e sul lavoro gli stravolgimenti non sono certo mancati.

Ecco, per tutti quanti, oggi la sensazione di “straordinarietà” è un po’ passata. Ci siamo addomesticati.

Eppure il richiamo verso una vita più libera, più simile a quella che abbiamo lasciato sul limitare del carnevale (quello ambrosiano), si accende dentro di noi. Una vita più simile, ma non uguale.

Conciliare il qui ed ora con questo richiamo.

Mentre trascorriamo diversamente la festa odierna, siamo in attesa della fatidica fase 2. C’è chi guarda a lunedì 4 maggio con la trepidazione dei bambini che aspettano Babbo Natale, chi lo teme perché si sentirà ancora più in pericolo e chi ritene che non sia degno di interesse, perché non crede che possa essere diverso.

Personalmente, nell’immediato anelo solo a una cosa: camminare in un parco. Sì, ammetto che questa privazione mi ha decisamente provata. Mi ha tolto l’aria, la possibilità di sostenere in modo semplice e naturale il mio corpo (che purtroppo ha le sue magagne), l’opportunità di apprezzare appieno le tante meravigliose giornate di primavera che sono passate.

Come sa bene chi mi conosce, camminare in un ambiente naturale è il modo che mi ha aiutata in passato ad uscire da altre quarantene della vita, più dolorose e difficili di questa. Attualmente è un mezzo elettivo per rinnovare i pensieri, per purificare lo spirito e trovare soluzioni, oltre che una terapia fisica. Per una donna come la sottoscritta che non ha mai disdegnato stare in casa, anche per lavorare e persino in tempi non sospetti, rappresenta la mia evasione, il mio metodo per ritrovare il silenzio e la parte più genuina di me. Nel tempo, si è rivelato anche uno strumento di lavoro.

Cosa sto pensando ora

Questa non è la mia prima quarantena ma spero che sia l’ultima. Mi adeguo facilmente e credo di essere una persona flessibile, inoltre ho sviluppato una buona esperienza in tal senso. Quindi, se dovesse succedere di nuovo, la mia vita non verrà stravolta. Oggi, però, sento fortemente il bisogno di nutrire ed assecondare il mio smodato amore per la libertà. Questa consapevolezza è il primo dono che ho ricevuto dalla pandemia Covid19.

Detto questo, so bene che c’è anche chi in questo periodo ha sofferto più di me, perché è stato travolto in prima persona o indirettamente da questa ondata drammatica chiamata Covid19. Gente che non è ancora in grado di fare esercizi di pensiero e che è tuttora immersa nel dolore e nella paura. Lo so, ho partecipato a distanza alla sofferenza di malati ed operatori. A queste persone va il mio abbraccio virtuale più caloroso.

Come abbiamo affrontato questo tsunami

Ciascuno di noi ha reagito in maniera diversa.

In prima battuta, abbiamo avvertito la sensazione di essere stati allineati tutti sullo stesso asse, di essere “nella stessa barca”, il che ha favorito un atteggiamento di solidarietà reciproca.

D’altro canto, ogni persona è stata colpita da questo meteorite in un momento peculiare del proprio percorso, con tutte le conseguenze del caso. Anche le situazioni affrontate sono state molto differenti. Da quelle di chi ha vissuto la quarantena come una vacanza domestica imprevista a quelle di chi ha dovuto fare i conti con stravolgimenti concreti della propria vita. Molti hanno immediatamente toccato con mano i risvolti economici più drammatici e altri si sono potuti permettere di ordinare online un passatempo nuovo dietro l’altro. C’è chi ha dovuto trovare strategie contro la noia o la solitudine e chi si è dimenticato cosa significhi avere uno spazio per sé.

Paura e ansia, scetticismo, bisogno di affidarsi o di prendere le distanze, necessità di tirare fuori la rabbia o di aprire nuovi canali, voglia di vedere positivo o bisogno di esprimere le proprie emozioni più tristi, sofferenza temuta o richiesta di riconoscimento delle proprie difficoltà reali. Tante sfumature diverse che hanno contrapposto le persone. Talvolta in modo anche brutale.

Simili ma diversi anche tra di noi

A seconda del punto di osservazione, cogliendo segnali positivi o registrando nuove forme di aggressività, si è giunti a conclusioni opposte: d’ora in avanti saremo tutti migliori; no, non cambierà nulla, semmai il mondo sarà un posto peggiore.

La mia opinione è che una situazione eccezionale come quella che abbiamo affrontato sia in grado di mettere in luce sia il meglio che il peggio. Come sempre, la realtà è meno lineare e più complessa di quanto le nostre menti non riescano a descrivere. Anche anche “meglio” e “peggio”, quindi, sono categorie descrittive non esaurienti, che tendono semmai al giudizio.

Nella fase dello choc e della paura, così come in quella della percezione degli esiti economici peggiori, è più facile regredire, tornare ad uno stadio psicologico primordiale. Il bisogno primario è quello di difendersi dalle minacce, di ascoltare il proprio istinto di sopravvivenza, e si reagisce di conseguenza.

Il fatto è che, di fronte a tutto ciò che è successo e sta succedendo, siamo simili ma diversi. Esattamente come la vita che attendiamo. Persino chi si è mostrato particolarmente positivo e capace di aprire le braccia verso il prossimo, qualche volta non ha saputo riconoscere e accettare i vissuti diversi dal proprio. Mai come ora è necessario riuscire ad esercitare elevati livelli di empatia.

Scoperte o riscoperte grazie al Covid19

Certamente per qualcuno non è ancora possibile trovare un significato o qualcosa di positivo in questo tsunami Coronavirus, ma la maggior parte di noi ha già tratto le proprie conclusioni. Identificare una spiegazione o un senso di ciò che ci accade, in particolare se è qualcosa di traumatico o destrutturante, è un bisogno del nostro cervello. Da quel che ho letto online in queste settimane, più o meno tutti abbiamo cercato di soddisfare questa sua esigenza. La raccolta di pensieri su ciò che questa pandemia ci ha insegnato o ci ha fatto (ri)scoprire diventa sempre più nutrita.

La convivenza continua o la separazione forzata possono aver messo in risalto l’importanza di dedicarsi agli affetti. Rimanere per tanto tempo in casa ha facilitato la possibilità di dedicarsi ai propri hobby, ravvivare passioni dimenticate o scoprire nuovi talenti. Apprezzare il tempo lento o almeno la possibilità di gestire in modo flessibile lo stesso è stata la conseguenza di chi ha potuto cambiare i propri ritmi. Comprendere che internet non è solo una forma di schiavitù, ma anche uno strumento che può facilitare il lavoro è stata la rivoluzione più condivisa. Tutti siamo in grado di riconoscere che in questo periodo la rete ci ha permesso di lavorare, di studiare e di rimanere in contatto con amici e parenti. Diversamente, 30/40 anni fa avremmo dovuto sospendere proprio tutto e sentirci ancora più isolati.

La pandemia ci ha messo di fronte a considerazioni che forse non avevamo mai fatto prima, nel bene e nel male. La convivenza o la separazione forzata possono aver messo in evidenza anche il bisogno di cambiare qualcosa nelle nostre relazioni. Il lavoro gestito in remoto o la sua sospensione possono aver sollecitato nuove prospettive per il nostro futuro professionale. Anche chi ha la sensazione o la certezza di aver perso tutto, può riuscire a scorgere l’occasione di ricostruire in modo diverso il suo domani.

Scegli tu cosa fartene di questo tsunami Coronavirus

Questo capitolo della nostra storia e delle nostre vite non è ancora terminato. Nessuno sa prevedere con certezza come proseguirà e nemmeno per quanto tempo ci accompagnerà. Anche le previsioni degli esperti, come tutto il resto, si distribuiscono su un’ampia gamma di opzioni, spesso agli antipodi.

In questo quadro, fare programmi o delineare prospettive non è affatto semplice. Descrivere ciò che abbiamo vissuto fino a qui come se fosse una parentesi del passato non è ancora possibile, perché ci siamo ancora dentro. Allora possiamo fare un passo in più.
Un passo in più che puoi compiere sin da ora, senza aspettare il 4 maggio.

Dopo aver cercato significati e spiegazioni di ciò che è successo, dopo aver capito che cosa ti ha insegnato, puoi mettere in pratica la tua più grande libertà: decidere cosa fartene di tutta questa esperienza. Sei tu che hai in mano questo potere. Sei tu che puoi esercitare questa responsabilità.

Che cosa puoi fare

La fase 2 forse ti farà riprendere il tuo lavoro o ti permetterà di fare un po’ di attività fisica. Ma già da oggi puoi

  • decidere, e non solo presupporre, che certe parti di te non dovranno più essere soffocate.
  • Iniziare a prevedere cambiamenti che ancora non sono attuabili, preparando il terreno a partire da ciò che per te è diventato irrinunciabile.
  • Coltivare relazioni preziose, decidere che per certe persone ci sarai sempre e non avrai più “mancanze di tempo” che possano giustificare la distanza.
  • Prevedere già da ora che altre persone passeranno in secondo piano o spariranno dalla scena.
  • Ancora, puntare ad avere nuove competenze, rimetterti a studiare, cambiare completamente prospettiva professionale oppure rivoluzionare l’impostazione del tuo lavoro anche per il futuro.
  • Cercare una luce diversa. Può darsi che al momento, la tua unica prospettiva sia quella di non poterti più permettere la vita di prima. Allora, puoi iniziare a pensare a come ridimensionare le tue spese, a chi chiedere aiuto, come reperire nuove risorse materiali, con chi allearti, su quali tue risorse interiori puoi puntare per ripartire da zero. 
  • oppure, pensare liberamente che lo tsunami Covid19 ti ha permesso di capire che sei già felice così e che vuoi valorizzare di più ciò che sei o che hai.

Per concludere, il mio messaggio per te è questo: non perdere l’opportunità, il momento in cui decidere su quali presupposti fondare la tua vita di oggi e di domani, simile a quella di prima ma non uguale, è proprio ora.