Attenzione, in questo articolo andrò controcorrente! Parlerò di luoghi comuni in rete.

Metterò in discussione alcune frasi motivazionali che circolano in rete o ad approfondirne altre che con il tempo sono diventate luoghi comuni, talvolta irritanti. La mia intenzione non è quella di smantellare del tutto i concetti che stanno alla loro base ma è quella, credo più sana, di provare a limitare le generalizzazioni di cui sono portatrici. Generalizzare è necessario per riuscire a sintetizzare un concetto. Se lo si propone come un mantra assoluto o come unica direzione possibile, però, rischia di provocare danni.

In particolare, sono luoghi comuni, frasi fatte, pillole di saggezza, che circolano in modo anche troppo ripetitivo in rete. Definizioni, massime, frasi ad effetto, utilizzate a scopo motivazionale ma in alcuni casi proposte anche come “ricette” per il successo personale. A onor del vero, non provo affatto una forma di rifiuto nei confronti di queste forme di “incentivo mentale”, anzi, ammetto che in molte occasioni ne apprezzo la loro spinta energetica. Non nascondo, inoltre, che sostenere la motivazione è uno dei miei propositi professionali.

Del resto, la mia opinione è che i casi vadano distinti e che quando diventano luoghi comuni queste espressioni perdano la loro reale efficacia.

 

Frasi motivazionali, non dogmi.

Una delle mie pratiche ricorrenti è quella di utilizzare aforismi (famosi e non) da cui trarre spunto per lanciare ed imprimere un messaggio positivo che possa ispirare. Altro scopo è quello di indirizzare l’attenzione su ciò che è utile per il cambiamento, per la propria attività o per la realizzazione dei propri obiettivi. Gli aforismi mi sono sempre piaciuti perché sono un condensato di ciò che si può dire con tante parole. Sanno essere molto efficaci. Ovviamente, meno parole si dicono e più si lascia spazio alle interpretazioni. Qualcuno, invece, interpreta in modo fedele… troppo fedele, al punto da assumere queste affermazioni come se fossero dogmi religiosi. Altri le usano come manifesti della loro vita “perfetta” e per indurre a seguire il loro esempio.

Sarà che sono sempre stata un po’ allergica nei confronti dei tormentoni. Ciò che viene raccolto così com’è e ripetuto all’infinito da tutti, fino ad arrivare a a creare forme di dialogo che si reggono su frasi fatte, slogan e slang di tendenza, di norma allontana il mio interesse.

Per giunta, la mia inclinazione a vedere le sfumature, a pormi delle domande (a volte decisamente troppe!) e a scorgere l’altro lato della medaglia, mi mettono in difficoltà di fronte a dichiarazioni lapidarie che, apparentemente, non lasciano scampo alle eccezioni.

Vediamo, dunque, quali sono questi luoghi comuni in rete per i quali sento di avere qualcosa da dire.

 

Esci dalla tua zona di comfort

Uscire dalla zona di comfort, un’espressione che ormai è entrata nel linguaggio comune. Molto utilizzata da guru come Anthony Robbins e da tanti altri nel campo della crescita personale e del coaching in particolare. Uno slogan potente che ritengo utile in molti casi, ad esempio per:

  • stimolare la tua consapevolezza sulla necessità di scardinare determinate abitudini per cambiare
  • spingerti a migliorare te stesso
  • passarti il messaggio “oltre la fatica del cambiamento c’è la tua evoluzione”
  • indurti a metterti in moto per il cambiamento che desideri (“datti una mossa”)

Perché non può essere utilizzata sempre:

  • non tutte le persone che non riescono a cambiare si trovano in una situazione confortevole, anzi. Molto spesso non cambi o non raggiungi gli obiettivi per motivi diversi e nel frattempo soffri. Sentirti dire che non vuoi uscire dalla tua comfort zone ti fa sentire anche peggio. In questi casi hai bisogno di trovare una soluzione, non di essere colpevolizzato/a.
  • Rimanere in una situazione di relativo comfort a volte è una necessità.  Lo slogan che ti incita a migliorare te stesso è paragonabile ad un ottimo drink energetico che però può essere nocivo se hai problemi di pressione alta… Allora, in questi casi può essere molto più utile trovare strategie alternative; ad esempio cambiare il modo di affrontare ciò che per il momento non sei ancora in grado di modificare.
  • Utilizzato in campo aziendale può portare ad esasperare la competizione e a scaricare sul singolo le responsabilità del sistema.

Se vuoi puoi. (Se non ce la fai è perché non vuoi).

Volere è potere, l’ho detto spesso anch’io. Perché è vero, quando vuoi veramente una cosa sei in grado di fare molto di più e puoi raggiungere obiettivi impensabili. La tua volontà pesa moltissimo sui risultati che puoi ottenere.  Ma, come mi ha sapientemente detto un’amica tanto tempo fa, Wonder Woman e Superman sono personaggi di fantasia. Ogni tanto fa bene ricordarselo.

Questo slogan è utile quando si vuole spronare una persona a comprendere quanto vuole veramente un risultato. Aiuta certamente a mettere il turbo quando si è un po’ scarichi o di fronte ad obiettivi apparentemente difficili, sfidanti. Può incentivare la persona in questione a credere nella proprie potenzialità e capacità.

Perché non ne condivido l’uso generalizzato:

  • noi umani siamo gli esseri più evoluti, più abili, ma non siamo infallibili. Può capitare a chiunque di trovarsi di fronte a fatti o esiti fallimentari che ci hanno sbattuto in faccia una realtà difficile da accettare: la volontà può non essere sufficiente. Non per questo bisogna rinunciare a priori, sia chiaro.
  • Non tutto può dipendere solo da noi, viviamo in sistemi complessi dove il nostro operato ha un peso importante ma variabile a seconda delle situazioni.

I limiti sono solo nella tua mente

Questa frase è chiaramente finalizzata a migliorare te stesso/a ed è strettamente collegata alle precedenti. Valgono le considerazioni fatte per le altre due. Sono utili e utilizzabili ma con dei distinguo. Quando diventano luoghi comuni in rete e proposti come mantra per il successo possono diventare  irritanti.

Ci tengo solo ad aggiungere una riflessione che è stata stimolata in me dalla fisioterapista che mi ha seguita lo scorso anno. In occasione di una seduta, ammettevo che è difficile accettare i propri limiti e che nel mio caso combattere con l’incapacità di superare certi impedimenti mi ha messo in crisi spesso, nel passato. Ho aggiunto che, nonostante abbia imparato la lezione, mi è capitato di commettere errori, anche recentemente, e di aver provocato ulteriori danni forzando il mio fisico, perché volevo riuscire a scavalcare quei limiti attraverso la mia forza di volontà.

La risposta di quest’anima gentile e delicata, mi ha fatto vedere qualcosa che ai miei occhi era ancora celato. Le sue parole sono state “Io farei attenzione a puntare tutto sulla propria forza di volontà per superare ogni impedimento perché si rischia di non ammettere la dignità di una vita caratterizzata da limiti invalicabili”. “Esiste anche la disabilità, il che non significa non vivere più, non sperare o non lottare per ottenere il miglioramento realisticamente possibile, ma significa vivere e trovare un senso anche rimanendo dentro ai confini imposti dai propri limiti”.

 

La persona più importante per te sei tu

Uno slogan che riesce a darti uno scossone quando sei immerso/a in un mare di stress portato agli estremi. Quando ti spendi troppo per gli altri mettendoti sempre all’ultimo posto. Una frase simile l’ho pronunciata parlando con mamme che si trovavano nel punto più basso della propria energia vitale dopo un lungo periodo caratterizzato da ritmi insostenibili. Una situazione a me nota, so dove può portare. Casa, lavoro, figli, notti in bianco, una successione di impegni e di scadenze da tenere a mente come fossero tabelline. Mai un momento per sé. Si arriva a scoppiare e lì ci si rende conto che non considerare la propria persona come un soggetto degno di attenzioni e di cure è deleterio. Quando crolli, quando hai le energie azzerate, rischi la tua salute. Non puoi più fare alcunché nemmeno per la tua famiglia, per i tuoi amici, i tuoi clienti, i tuoi colleghi o la tua azienda.

Quello delle mamme super stressate è solo un esempio, il discorso vale ovviamente anche in tanti altri casi. Imparare a rispettarsi è importante. Capire, che i limiti esistono, eccome, e non solo nella nostra mente. Nutrire la propria autostima è fondamentale per tanti altri motivi, non ultimo quello di farsi rispettare anche dagli altri.

C’è un però: le frasi che leggo in rete, al di là di quelle ironiche che possono far sorridere, tendono a diffondere una sorta di filosofia dell’individualismo più sfrenato. Cosa che va a braccetto con tanti altri fenomeni che si possono riscontrare in rete e che non sto a citare. L’ego, l’ostentazione di un’immagine di successo e la propria felicità sono sempre al primo posto. L’unica cosa che voglio aggiungere è che non mi sento in sintonia con questa tendenza.

 

Pensa positivo

Questo, più che un aforisma, è un’espressione che racchiude la tendenza a voler risolvere tutto con il pensiero positivo. Mi sono spesso sentita una voce fuori dal coro a questo proposito, da quando il pensiero positivo a tutti i costi è sembrato diventare un comandamento dei nostri tempi.

Alt, qui più che negli altri casi devo fare una precisazione: sono sempre stata sensibile al tema del potere della nostra mente sulle tante sfere della nostra vita. Avevo 16 anni quando a scuola ho conosciuto e studiato “The Paradise Lost” di John Milton. Ne ero affascinata. Ho letto talmente tante volte il famoso discorso di satana da averlo imparato a memoria. C’erano due passi solenni che recitavo con grande enfasi e uno di questi era la conclusione  “Better to reign in hell, than serve in heaven” (meglio regnare all’inferno che servire in paradiso) che solleticava il mio lato ribelle. L’altro era un passaggio intermedio, così significativo per me da averlo scritto su buona parte delle agende degli anni successivi, come aforisma di riferimento:  “La mente è luogo di se stessa, e in se stessa può fare dell’Inferno un paradiso e del Paradiso un inferno”. 

Dopo qualche decennio ho conosciuto anche la forza delle “profezie che si auto-avverano” che spesso riusciamo a mettere in atto verso un esito negativo delle nostre azioni ma che possono aiutarci molto in senso positivo. Tutto questo per dire che io credo nella forza e nell’utilità di un approccio positivo alla vita.

Eppure, anche qui c’è un ma.

L’ho provato sulla mia pelle e so come ci si sente quando sei completamente a terra e chi vorrebbe aiutarti non ti lascia esprimere il tuo dolore, la tua rabbia, la tua preoccupazione. Chi non è in grado di reggere il dolore altrui, cosa umanamente comprensibile, o ti ignora (taglia la corda), oppure non accoglie questo tuo stato e ti blocca dicendoti prontamente “devi essere positiva, devi reagire”. Come a dire che il tuo dolore non esiste. Che i sentimenti cosiddetti negativi non possono essere espressi.

Possiamo davvero descrivere tutto in modo positivo?

Quel che voglio dire è che esistono anche molteplici situazioni dove un sano realismo può salvarci la vita. Di fronte ad un leone che ha fame non perderei tanto tempo nel crearmi una visione positiva delle sue intenzioni.

Se vuoi fare business, inoltre, essere ottimista e avere la forza di auto-motivarti sono requisiti fondamentali. Vedere opportunità e non solo minacce, portare avanti una visione costruttiva, sono tutti atteggiamenti utili che fanno la differenza anche nei risultati. Altrettanto utile ed essenziale è la capacità di essere razionali di fronte a dati incontrovertibili che non possono essere oggetto di disquisizioni filosofiche. Se c’è un problema grave nel settore in cui operi (pensa allo scenario che avranno visto le agenzie viaggi all’indomani dell’11 settembre 2001), non puoi basarti solo sul pensiero positivo. Devi mettere in atto strategie reattive, prevedendo che qualcosa di estremamente negativo stia per accadere. Un eccessivo ottimismo potrebbe essere cattivo consigliere.

Può darsi che l’unica tua possibilità sia quella di cambiare del tutto, di chiudere, fallire o di ricominciare daccapo. Non sarà né piacevole né soddisfacente arrivare a questo punto. Avrai tutto il diritto di essere arrabbiato/a o deluso/a.  In tali casi, il tuo ottimismo ti sosterrà quando deciderai di ricominciare per una nuova sfida!

 

Concludendo

Sui luoghi comuni in rete potremmo parlare a lungo. Il mio intento con questo articolo è stato quello di mettere in luce i limiti di alcune frasi motivazionali e delle loro generalizzazioni indiscriminate. Alla base di ogni utilizzo di queste espressioni dovrebbe esserci il rispetto per il singolo, da un lato, e la capacità di mostrare la loro utilità in determinate contesti, dall’altro. Senza spingerci a proporle come se fossero dogmi o norme di legge.